Emotional Maturity: fattore determinante per il successo progettuale
Nel 2006 il Chaos Report edito dallo Standish Group® evidenziava come fattori primari del successo dei progetti nell’ordine:
- coinvolgimento degli utilizzatori:
- coinvolgimento del top management:
- visione chiara dei risultati da ottenere:
- pianificazione appropriata.
Due anni dopo, l’edizione più recente dello studio riporta le prime tre posizioni inalterate mentre alla quarta posizione è comparsa “maturità emotiva”, a precedere temi più tradizionali come pianificazione appropriata o conoscenza metodologica del project management.
Che cosa significa maturità emotiva?
Mentre siamo ormai abituati ad avere strumenti per guidarci nella pianificazione ed a considerare apprendibile la metodologia di project management, non è ancora ovvio a tutti che anche le competenze emozionali possono essere imparate attraverso un percorso codificato e che di fatto anch’esse sono parte indispensabile della professionalità necessaria a gestire un progetto.
Maturità emotiva significa saper utilizzare le emozioni per comunicare meglio invece che tentare di soffocarle, negarle, controllarle o gestirle. Le emozioni infatti sono portatrici di informazioni preziosissime: usarle significa essere in grado di decifrare e comunicare i messaggi che ci recano. Gestire o controllare le emozioni al contrario comporta la perdita di tali informazioni.
Fino a qualche tempo fa si riteneva che le emozioni costituissero un disturbo alla coscienza, alla possibilità di ragionare efficacemente e di fare scelte valide. Da una quindicina d’anni, però, l’emozione è riconosciuta come una forma di computazione intelligente che emerge da un insieme di presupposti e da un sistema di regole relazionali.
Siccome i nostri presupposti sono stati quasi sempre assunti inconsapevolmente, e siccome non abbiamo passato al vaglio le regole relazionali che dirigono la nostra attenzione, quasi sempre sperimentiamo le emozioni come qualcosa che ci succede, e non come un ambito in cui possiamo esercitare la nostra respons-abilità (abilità a rispondere).

Responsabilità: potere e libertà
Per recuperare responsabilità, che vuol dire anche potere e libertà, possiamo dunque studiare come funziona l’emozione riconoscendo i presupposti su cui si fonda ed accorgendoci del modo con cui dirigiamo automaticamente la nostra attenzione nel pensare e nell’agire.
Usare questa competenza permette di negoziare, di condividere la realtà, di accordarsi sul rapporto fra mezzi e scopi, di concentrare pensieri e azioni sul fine desiderato, di risolvere creativamente i conflitti esistenti evitando di crearne di nuovi. In definitiva permette di raggiungere efficacemente i propri obiettivi e dunque di vivere meglio.
Il 68% dei progetti fallisce per problemi comunicativi o metodologici
Il Chaos® Report stima inoltre che nel 2008 il 68% dei progetti soccombe a problemi riconducibili in gran parte a lacune comunicative o metodologiche.
La maggior parte di noi ha la sensazione che una grande porzione della giornata lavorativa venga spesa in relazioni improduttive, a difendere posizioni di potere o la propria immagine. Riconoscendo queste dinamiche ci si rende conto che, per quanto grande e netta possa essere questa sensazione, l’entità dello spreco rimane molto sottovalutata.
La stessa comunicazione aziendale consiste di numerosi circoli viziosi legati all’offendersi: non solo la gran parte delle chiacchiere, ma anche le procedure, i documenti, intere strutture, riunioni e altri riti, sono spesso realizzati intorno a meccanismi di offesa creando l’impressione, spesso condivisa, di essere all’interno di un ‘teatrino’.
Conoscendo i meccanismi che generano l’offesa, e tenendoli presente come modello, diventa possibile riconoscerli e imparare ad utilizzare ogni altra emozione. Saper riconoscere l’offesa è quindi una discriminante essenziale per il successo dei progetti, e una delle strade più fruttuose per il loro miglioramento.
di Emma Rosenberg e Matteo Coscia

